Nata nel 1802 in un villaggio povero e isolato, analfabeta e segnata da una vita difficile, Beatrice seppe trasformare il dolore per la morte del figlio Giuseppe in versi improvvisati in ottava rima. Le sue composizioni conquistarono letterati e salotti di mezza Italia, consegnando alla memoria una voce originale della Montagna pistoiese.
Il cortometraggio tra boschi e villaggi
La figura della poetessa è al centro di due distinti progetti cinematografici, realizzati negli stessi luoghi e ispirati alla sua vicenda. Il primo è Beatrice, un cortometraggio in costume firmato da Benedetta Corsini, ventiduenne di Legnano e laureanda in cinematografia alla Naba di Milano.
Le riprese si sono svolte dal 18 al 25 ottobre 2024 tra i villaggi e i boschi di Pian degli Ontani. Il progetto ha anche un significato personale per la giovane regista, che lo ha dedicato idealmente al nonno Gianfranco, tra i fondatori del Centro Studi Beatrice e scomparso due anni fa. Corsini ha spiegato di essere stata incoraggiata da lui a coltivare la passione per il cinema, nata quando era bambina.
Nel cortometraggio, il dolore di una madre diventa il punto di partenza di un percorso di forza e riscatto. Nel cast figurano anche persone del posto, mentre le ottave della poetessa sono riproposte nella voce cantata di Clara Ceccarelli. Il lavoro punta così a restituire volto e voce a una donna la cui esperienza è legata alla cultura popolare e alla tradizione orale del territorio.
Il documentario e la fama oltre l’Appennino
Il secondo progetto è il documentario Il canto di Beatrice, prodotto da Felix Film con la regia di Alessandro d’Alessandro e Giuditta Scorcelletti. Le riprese si sono concluse tra Abetone Cutigliano, Sambuca Pistoiese, San Marcello Piteglio e Pistoia, ricostruendo i luoghi della vita e della memoria della poetessa.
L’iniziativa ha ricevuto un contributo di 50mila euro dalla Regione Toscana e prevede uno sguardo rivolto anche al pubblico internazionale, con il coinvolgimento di Raicom e la possibilità di un approdo su Netflix. Il racconto è articolato in quattro tappe e segue Beatrice dall’infanzia fino all’incontro con la scrittrice americana Francesca Alexander, che contribuì a consolidarne la fama.
I due lavori appartengono a linguaggi diversi, ma condividono l’obiettivo di riportare l’attenzione su una protagonista della cultura della montagna pistoiese. Attraverso la fiction e il documentario, la storia di Beatrice torna così a essere raccontata a partire dai paesaggi nei quali nacquero i suoi versi e dalla vicenda familiare che ne segnò l’ispirazione.