Testimonianze locali

L’Appennino ricorda Francesco Guccini

Amici e musicisti rievocano l’uomo schivo, le serate condivise e il progetto per il Meyer.

L’Appennino ricorda Francesco Guccini

L’Appennino Pistoiese ricorda Francesco Guccini attraverso le testimonianze di chi lo ha frequentato lontano dai riflettori. I racconti restituiscono il profilo di un uomo riservato, legato a Pavana, ai boschi, ai dialetti e agli amici di sempre, prima ancora che quello del cantautore conosciuto in tutta Italia.

Tra le testimonianze più intense c’è quella di Gianni Landroni, che negli ultimi quattro anni aveva frequentato Guccini quasi ogni giorno, grazie all’amicizia tra le rispettive famiglie. Landroni racconta di aver contribuito a fargli ritrovare la voglia di cantare dopo due anni di silenzio, proponendogli canzoni partigiane e brani spagnoli e brasiliani, che il cantautore amava ascoltare. Aveva inoltre rimesso in ordine le chitarre ferme da tempo, nella speranza che tornasse a suonarle.

L’ultima esibizione condivisa risale alla canzone Sei minuti all’alba. In occasione della tumulazione, Landroni ha suonato Il vecchio e il bambino e Un altro giorno è andato. Nel suo ricordo, Guccini era una persona schiva, capace però di conversare di politica, letteratura, pittura e musica. Un uomo, dice, insieme semplice e colto, realmente felice soprattutto a Pavana.

Gli incontri tra musica e amicizia

Anche Sauro Lugowski, conosciuto come Il Lupo, ha ricordato il rapporto con Guccini, iniziato negli anni Ottanta. In quel periodo il cantautore si fermava nella trattoria di Popiglio per cantare con la chitarra e un fiasco di vino. Lugowski lo descrive come un poeta della musica, genuino e rimasto immune al successo, e rievoca le serate trascorse con Mauro Corona e gli amici del Savigni.

Tra i ricordi citati ci sono anche le registrazioni di Concerto a Pavana, realizzate con Augusto Daolio, e le partite a carte tra una prova e l’altra. Per Lugowski, quei momenti hanno rappresentato un’esperienza formativa e umana, vissuta accanto a due persone considerate autentiche.

Maurizio Benvenuti, storico cantastorie della montagna, ha invece ricordato le visite a casa Guccini insieme ad Alessandro Geri, impegnati in una ricerca sulla musica popolare dell’area di confine tra Emilia e Toscana. Un altro incontro avvenne nel camerino del concerto Pistoia canta Guccini. Benvenuti lo descrive come un uomo di poche parole, ma sempre precise, capace di racchiudere storie vere in pochi versi.

Il legame con il territorio

Raniero Biondi ha raccontato un rapporto soprattutto letterario, nato durante due visite a Pavana: la prima per organizzare la presentazione di libri in dialetto pavanese, la seconda per consegnare dell’olio. Biondi ricorda inoltre una serata di quattro ore a Frassignoni, durante la quale Guccini rimase a cena senza chiedere nulla e ripartì con tre bottiglie di vino, dopo aver cantato Addio Lugano bella.

Rony Bargellini ha infine richiamato la partecipazione al disco benefico Pistoia canta Guccini, realizzato nel 2005 con il coinvolgimento di gruppi emergenti pistoiesi e destinato a raccogliere fondi per il Meyer. Sono ricordi diversi per formazione e intensità, ma accomunati dall’immagine di una figura pubblica rimasta profondamente legata alle persone e ai luoghi della montagna.