Ogni mattina, intorno alle sei, quando il centro storico non si è ancora completamente risvegliato, Antonio Timpanaro apre la sua piccola bottega di via Borgo Strada, a Pistoia. Ha 79 anni e dedica le giornate alla lavorazione del rame, un’attività che per lui non rappresenta più un impiego, ma una passione capace di accompagnare la vita da pensionato.
Prima di dedicarsi con continuità a questa attività, Timpanaro faceva l’idraulico. Il rame lo conosceva già per il lavoro svolto sui tetti e nelle chiese, dove installava i canali. La passione per lo sbalzo è nata però quasi per caso, circa trent’anni fa, durante una passeggiata autunnale al parco di Monteoliveto insieme al nipotino. Antonio raccolse una foglia d’acero, la portò nel laboratorio e la riprodusse su una lastra.
Un mestiere imparato dal maestro
Da quel primo esperimento è cominciato un percorso fatto di tentativi, pazienza e fantasia. Ogni giorno, entrando nella bottega, Antonio saluta la fotografia di Mirto Mungai, il maestro che gli ha insegnato il mestiere. Il rito si ripete anche alla sera, quando l’artigiano chiude l’uscio e torna dalla moglie, nella casa poco distante.
Le sue opere nascono spesso da immagini incontrate nella vita quotidiana. Un uccellino visto su un giornale, un particolare curioso o il profilo di un animale possono diventare il punto di partenza per una nuova creazione. Antonio ritaglia l’immagine, la fa ingrandire in copisteria e poi la trasferisce sulla lastrina usando la carta carbone.
Il passaggio successivo è affidato agli strumenti della bottega. Il rame viene tagliato con le forbici e modellato con diverse cesoie, tra cui una che ha circa settant’anni. Per ottenere gli incavi, Timpanaro utilizza forme di piombo. Sul banco stanno prendendo forma alcune farfalle, preparate per la riapertura delle scuole: alle bambine regalerà le farfalle, mentre ai bambini darà piccoli cavalli.
La bottega come luogo d’incontro
Il laboratorio non è soltanto lo spazio in cui Antonio lavora. Ogni settembre diventa anche un luogo di incontro per le scolaresche, che arrivano per conoscere da vicino i passaggi della lavorazione e i segreti del mestiere di ramaio. Alle pareti sono appese fotografie di insegnanti e bambini accanto alle creazioni realizzate nel corso degli anni.
Tra le opere conservate nella bottega c’è anche un gattino che cattura un topo, nato da un’idea suggerita da un architetto e destinato all’ingresso di un orto. Per Timpanaro il rame offre infinite possibilità alla creatività. La sua esperienza si lega così alla tradizione artigiana di Pistoia, dove un tempo, nella zona della Sala, lavoravano gli antichi ramai.
Il problema, osserva l’artigiano, è la progressiva scomparsa dei mestieri manuali. Nella sua bottega non ci sono al momento adulti pronti a raccoglierne l’eredità e, secondo Antonio, diventa sempre più difficile trovare anche figure come falegnami ed elettricisti. Nonostante questo, continua a lavorare con entusiasmo e a preparare nuovi oggetti per i più piccoli, vivendo la sua attività con la leggerezza e il piacere di chi si sente ancora un bambino.