Don Massimo Biancalani torna a intervenire sulla sua esperienza nelle parrocchie di Vicofaro e Ramini, a Pistoia, dopo il decreto del Dicastero per il Clero che ha confermato la decisione assunta dalla diocesi. Lo fa attraverso una lettera pubblicata sui social, nella quale definisce se stesso un sacerdote «assurdo» e forse anche «un po’ ingenuo».
Al centro della riflessione c’è il rapporto tra la predicazione evangelica e le scelte concrete nella vita delle comunità. Biancalani sostiene che prendere sul serio il Vangelo possa creare difficoltà quando le parole delle omelie si trasformano in gesti: l’apertura di una porta, l’ingresso di una persona povera e il riconoscimento di uno straniero come individuo con un nome e una storia.
Il ricorso contro i provvedimenti
Nel testo il sacerdote afferma di aver letto, nei decreti che lo riguardano, elementi che considera falsi, distorti e ingiusti. Per questo ha presentato ricorso. La scelta, precisa, non sarebbe motivata soltanto dalla volontà di difendere il proprio incarico, ma dal dovere di contestare una decisione ritenuta ingiusta.
La vicenda riguarda in particolare l’attività svolta nelle comunità di Vicofaro e Ramini, dove l’accoglienza dei migranti ha rappresentato uno degli aspetti più rilevanti dell’esperienza pastorale di Biancalani. Il sacerdote respinge la lettura secondo cui la loro presenza avrebbe prodotto soltanto degrado e sostiene, al contrario, che negli anni siano cresciute la vita comunitaria, le relazioni, il servizio e la partecipazione.
La difesa dell’accoglienza
Biancalani rivendica inoltre la continuità delle attività religiose e formative, citando catechesi, formazione, celebrazioni, feste e sacramenti. Nella sua ricostruzione, si tratta di due parrocchie vive, pur non perfette, nelle quali l’accoglienza si è intrecciata con la vita ordinaria delle comunità.
Nella parte conclusiva della lettera il sacerdote riconosce di aver commesso errori. Si descrive come una persona talvolta ingenua, disordinata e forse eccessiva. Ma distingue queste ammissioni dalla scelta di stare dalla parte degli ultimi, che continua a non considerare un errore. Il suo intervento riapre così il confronto sulle decisioni ecclesiastiche che hanno interessato la sua attività pastorale e sul significato concreto dell’accoglienza.