Sanità montana

Niente pronto soccorso al Pacini, pronta la mobilitazione

Monia Monni esclude il ripristino del presidio d’emergenza; associazioni e categorie preparano una protesta collettiva.

Niente pronto soccorso al Pacini, pronta la mobilitazione

La decisione della Regione sul futuro dell’ospedale Pacini provoca una nuova reazione nella comunità della Montagna Pistoiese. L’assessore regionale alla sanità Monia Monni, intervenendo durante la festa del Partito Democratico a Pistoia, ha escluso il ritorno di un pronto soccorso nella struttura. Una posizione che, secondo le reazioni raccolte sul territorio, chiude le speranze di chi chiedeva il ripristino del servizio di emergenza.

Il confronto sulla disparità territoriale

La questione era stata rilanciata dal sottosegretario alla presidenza della Regione Bernard Dika, che aveva sollecitato l’assessore sul trattamento riservato alla comunità montana pistoiese rispetto ad altre aree della Toscana. Nel confronto è stata evidenziata la differenza con territori come Lunigiana, Garfagnana, Mugello e Amiata, dove restano attivi presidi di emergenza.

La Montagna Pistoiese, al contrario, non dispone di un pronto soccorso e i residenti devono raggiungere il presidio più vicino con tempi indicati in quasi un’ora e mezzo. Il tema riguarda anche un’area a forte vocazione turistica, frequentata durante la stagione estiva e in quella invernale. Per la comunità locale, la distanza dai servizi di emergenza alimenta una condizione di insicurezza e rappresenta una disparità rispetto ad altre zone montane regionali.

Chiesta chiarezza sul progetto pilota

Le dichiarazioni dell’assessore hanno inasprito il confronto anche intorno a un progetto pilota affidato ai sindaci e predisposto senza il coinvolgimento della Consulta socio-sanitaria. L’Associazione Zeno Colò ha chiesto di poter conoscere il contenuto del piano entro dieci o quindici giorni, con particolare attenzione ai servizi previsti e alle condizioni della loro attuazione.

In assenza di risposte ritenute sufficienti, l’associazione prospetta una mobilitazione che coinvolga l’intero tessuto sociale ed economico della Montagna. L’appello è rivolto a imprenditori, albergatori, commercianti e operai, oltre che alle organizzazioni sindacali Cgil, Cisl, Uil e Cobas e ai consiglieri regionali di ogni schieramento. Tra le iniziative annunciate figura anche la preparazione di uno sciopero generale della Montagna, come forma di protesta contro la scelta regionale e per chiedere garanzie sui servizi sanitari destinati al territorio.