Un progetto nato sui social e approdato al grande schermo porta la firma di Roberto Beragnoli, artista originario di Pistoia. Il suo lavoro sull’intelligenza artificiale è entrato nella realizzazione di Be brave, documentario diretto da Francesco Carrozzini e dedicato a Renzo Rosso, fondatore di Diesel. La pellicola sarà proiettata a Venezia e viene presentata come il primo prodotto cinematografico lavorato con il contributo di questa tecnologia.
Beragnoli, 36 anni, oggi vive tra Roma, Milano e Torino, ma torna periodicamente nella sua città d’origine. Il suo nome d’arte sui social è @Non.Existent.Studio, il progetto attraverso cui ha sviluppato una ricerca personale sulle immagini generate dall’intelligenza artificiale. Il percorso era cominciato con Viaggio in Italia, una docuserie pubblicata su Instagram e ambientata in un Paese immaginario, sospeso nel tempo e ispirato alle atmosfere della Dolce vita e al cinema di Federico Fellini.
Un linguaggio tra archivi e immagini generate
La serie, realizzata in bianco e nero, accompagnava gli spettatori attraverso luoghi, voci e persone ricostruiti digitalmente. L’indicazione AI Generated segnalava la natura dei contenuti, anche se la coerenza delle immagini con il reale rendeva spesso difficile distinguere il risultato della tecnologia da una rappresentazione tradizionale. È stato proprio quel lavoro a diventare il biglietto da visita per la nuova produzione.
Il progetto di Be brave è stato sottoposto a Beragnoli dalla società Our Films, alla ricerca di artisti capaci di affrontare l’intelligenza artificiale con un approccio non soltanto tecnico, ma anche autoriale. La lavorazione è durata un anno e mezzo e ha combinato materiali d’archivio, sperimentazione sui linguaggi visivi, texture differenti e qualità diverse delle immagini, con l’obiettivo di costruire una particolare idea di realismo.
Il confronto sull’intelligenza artificiale
L’impiego dell’IA nel cinema apre inevitabilmente un confronto sui confini dell’arte e sul ruolo del lavoro umano. Beragnoli riconosce l’esistenza di una certa diffidenza, soprattutto tra chi non opera direttamente in questi contesti, ma osserva anche curiosità e interesse da parte degli addetti ai lavori. La discussione riguarda sia le possibilità creative offerte dalla tecnologia sia il timore che possa sostituire professionalità e competenze.
La presentazione a Venezia rappresenta per l’artista una tappa importante, accompagnata da soddisfazione ma anche dalla consapevolezza che il progetto possa dividere il pubblico. Il risultato finale, spiega, corrisponde alla visione condivisa da produzione e tecnici. Dopo le esperienze maturate come artista e le collaborazioni sviluppate negli ultimi anni, Beragnoli guarda ora ad altri progetti cinematografici: il cinema, dice, è diventato non soltanto una passione, ma anche il suo principale obiettivo professionale.