«Surrexit Christus spes mea», Cristo mia speranza è risorto. È il motto scelto da monsignor Augusto Mascagna per il proprio stemma episcopale, un simbolo nel quale ha voluto intrecciare la sua storia personale, il territorio e i riferimenti della fede. Il disegno è stato realizzato con l’aiuto di un sacerdote del Laterano e richiama, sullo sfondo, lo stemma di Pistoia a scacchi rossi e argento, elemento legato anche a Pescia.
Nei campi bianchi compaiono la palma, riferimento al versetto biblico secondo cui il giusto fiorirà come palma, il giglio legato al florovivaismo locale e le nocciole della terra d’origine del presule. In un altro spazio è raffigurata la bisaccia del pellegrino. I campi rossi rappresentano invece la fede, con la croce e l’ancora, simbolo della speranza, la Parola aperta e la stella, immagine di Maria. Un insieme composito, pensato per conservare nel tempo il legame con le comunità affidate alla sua guida.
Uno stile vicino alle persone
Fin dal suo arrivo, Mascagna è stato notato per la disponibilità e la naturale vicinanza alle persone. Una scelta che il presule riconduce all’invito rivolto dal Papa ai nuovi vescovi, chiamati a farsi trovare dalla gente. «Lo stile è quello del parroco», spiega, ricordando la necessità di esserci, di rispondere quando qualcuno bussa e di camminare accanto alle persone.
Per il vescovo, il messaggio religioso deve tradursi in una forma comprensibile e concreta, capace di entrare nel vissuto quotidiano. Anche la musica e lo sport possono diventare strumenti per accorciare le distanze: il canto accompagnato dalla chitarra e il riferimento a Novak Djokovic, citato per spiegare ai ragazzi l’importanza di avere una guida, rispondono alla stessa esigenza. «L’unica strada per arrivare a Dio è passare attraverso l’umano», afferma.
Giovani, famiglie e vocazioni
La predicazione resta, secondo Mascagna, il primo ministero, anche se oggi l’arte dell’annuncio attraversa una fase di difficoltà. Il richiamo a san Paolo e a sant’Agostino accompagna la riflessione sulla necessità di parlare alle persone in ogni contesto, soprattutto alle nuove generazioni. Il presule osserva però che, dietro una distanza apparente dalla pratica religiosa, molti ragazzi mostrano una forte disponibilità al servizio.
Tra gli esempi citati ci sono giovani impegnati per una settimana al mare accanto a persone fragili e altri che hanno affrontato a piedi il pellegrinaggio da Pistoia alla Verna. Per Mascagna, questi comportamenti rivelano una ricerca di autenticità: i ragazzi possono essere abituati a scorrere rapidamente i contenuti, ma si fermano davanti a esperienze e persone capaci di parlare al cuore.
Le priorità pastorali indicate per le due diocesi sono giovani, famiglie e vocazioni. Il territorio, osserva il vescovo, ha bisogno di sacerdoti presenti e capaci di spendersi, mentre alle famiglie occorre offrire accoglienza e, allo stesso tempo, una proposta più consapevole sulla bellezza del sacramento e della spiritualità coniugale. L’obiettivo è sostenere comunità capaci di generare vita e di mantenere aperto il dialogo con la società.
Due diocesi, un’unica guida
La responsabilità di guidare Pistoia e Pescia, unite nella persona del vescovo, comporta una gestione articolata: due curie, due amministrazioni e due consigli. Mascagna descrive l’esperienza con l’immagine di un padre di due gemelli, sottolineando che le esigenze non sono identiche e che anche all’interno della stessa area esistono sensibilità differenti.
La piana pistoiese, la montagna e la Valdinievole hanno infatti caratteristiche proprie, in un contesto segnato da un forte senso di appartenenza locale. Il percorso comune è già stato avviato attraverso alcune attività pastorali condivise, ma resta la necessità di rassicurare chi teme di perdere attenzione o identità. Intanto il vescovo continua a spostarsi tra le diverse comunità, tanto da definirsi con ironia il vescovo della A11.