Si è concluso con una piena assoluzione il processo a carico di un uomo di 47 anni di Agliana, accusato di maltrattamenti in famiglia, violenza privata, lesioni personali e violenza sessuale aggravata nei confronti della sua ex compagna. Il Tribunale ha emesso la sentenza il 7 luglio 2026, ritenendo non provata la responsabilità dell’imputato, assistito dagli avvocati Elena Baldi e Fausto Malucchi del foro di Pistoia.
I fatti contestati risalgono a un periodo compreso tra il luglio 2019 e il marzo-aprile 2021. Secondo l’accusa, l’uomo avrebbe sottoposto la donna a una serie di vessazioni durante una relazione durata circa cinque anni, con un periodo di convivenza tra il luglio 2019 e il luglio 2020 e una frequentazione proseguita fino al marzo 2021.
Le accuse e le incongruenze
Nel capo d’imputazione, l’imputato era accusato di presunti insulti, umiliazioni, minacce di morte, aggressioni fisiche, telefonate ossessive e richieste di prestazioni sessuali. In particolare, si contestava di aver costretto la compagna a subire rapporti sessuali, minacciando di diffondere video intimi ai figli della donna. Era inoltre contestato un episodio di violenza privata e lesioni personali avvenuto il 4 marzo 2021 a Lamporecchio.
Tuttavia, durante il dibattimento sono emerse numerose incongruenze che hanno portato il tribunale a escludere la responsabilità penale dell’imputato. Un elemento significativo è stata la vicenda della presunta gravidanza della donna, che si è rivelata infondata: la gravidanza riguardava infatti la figlia della denunciante. Questo episodio ha inciso sulla valutazione della sua attendibilità.
La sentenza e le dichiarazioni degli avvocati
Gli avvocati Elena Baldi e Fausto Malucchi hanno sottolineato che la parte offesa non è mai riuscita a fornire una ricostruzione coerente degli episodi di violenza sessuale, evidenziando incertezze sulla dinamica dei fatti e contraddizioni rispetto alle precedenti dichiarazioni. L’assenza di riscontri oggettivi ha ulteriormente indebolito il quadro accusatorio.
Il tribunale ha quindi ritenuto che non vi fossero prove sufficienti per affermare la responsabilità dell’imputato oltre ogni ragionevole dubbio, pronunciando la piena assoluzione. Nel frattempo, la donna, originaria della provincia di Pistoia, si è trasferita nel Nord Italia.
“Questa decisione – hanno commentato i difensori – restituisce giustizia a una persona che ha dovuto convivere con accuse gravissime, sempre respinte. Il dibattimento ha consentito di far emergere le incongruenze presenti nel racconto accusatorio e l’assenza di elementi idonei a sostenere una condanna”.