Piero Razzoli, sindaco di Montale dal 2004 al 2009, interviene nel dibattito sul futuro dell’impianto di incenerimento e sul piano elaborato dall’Ato. L’ex amministratore chiede di interrompere lo scontro tra sostenitori e oppositori della struttura, per lasciare spazio a un confronto sulle alternative e sui vincoli che riguardano l’area.
Razzoli auspica che il prossimo consiglio comunale del 13 agosto si concluda con la decisione di sospendere l’iter e di avviare una fase di riflessione. Secondo l’ex sindaco, il confronto pubblico sarebbe stato ridotto a una contrapposizione tra opposte tifoserie, favorevoli o contrarie all’impianto, con il rischio di perdere di vista la questione centrale: la dismissione di una struttura arrivata alla fine del proprio ciclo operativo.
Il nodo tra revamping e nuovo impianto
Nel merito, Razzoli sostiene che il piano dell’Ato non sarebbe sostenibile perché prospetta due ipotesi che, a suo giudizio, si escludono a vicenda: il revamping dell’impianto esistente e la realizzazione di una nuova struttura. L’ex sindaco contesta in particolare l’idea di definire come semplice revamping un intervento che comprenderebbe la dismissione dell’impianto, il suo abbattimento, la bonifica dell’area e la costruzione di un nuovo impianto con una capacità doppia.
Un’operazione di questo tipo, osserva Razzoli, comporterebbe almeno tre anni di sospensione delle attività e dovrebbe essere sottoposta alle autorizzazioni previste per un nuovo impianto. Non si tratterebbe quindi soltanto di verificare la presenza dell’opera nel piano d’ambito, ma anche la compatibilità del sito con le norme vigenti, comprese quelle relative agli aspetti idrogeologici, alla distanza dai corsi d’acqua e alla vicinanza ai centri abitati.
Le alternative per l’area
Razzoli sostiene inoltre che non siano state predisposte per tempo soluzioni alternative per la riconversione dell’area. La sua domanda riguarda anche il ruolo dell’Ato e dei Comuni proprietari, che potrebbero, secondo l’ex amministratore, farsi promotori di un diverso progetto per il sito dove si trova già l’ecocentro Maciste.
La conclusione dell’ex sindaco è che il sito di Montale non risponderebbe ai requisiti necessari per ospitare l’intervento prospettato. Le debolezze del piano, sostiene, potrebbero esporre il progetto ai ricorsi davanti al Tar. Da qui la richiesta di sospendere le decisioni immediate e di avviare una valutazione più ampia sul destino dell’impianto e dell’area.