Memoria e autismo

Casa di Gello intitolata ad Alvaro Gaggioli

Una targa ricorda il fondatore Agrabah insieme all’impegno di Alessandro Scarafuggi

Casa di Gello intitolata ad Alvaro Gaggioli

La Casa di Gello, spazio dedicato agli adulti con autismo e gestito da Agrabah e dalla Fondazione Un Raggio Verde, è stata intitolata ad Alvaro Gaggioli, fondatore dell’associazione pistoiese. Una targa all’ingresso del centro ricorda da lunedì il suo impegno a favore delle persone con autismo e delle loro famiglie.

La cerimonia di scopertura ha riunito ospiti della struttura, familiari, amici e rappresentanti delle istituzioni. L’iniziativa è stata anche l’occasione per ricordare Alessandro Scarafuggi, già direttore generale dell’azienda sanitaria pubblica e successivamente direttore sanitario della Fondazione Un Raggio Verde, scomparso improvvisamente un anno fa.

Il ricordo dei protagonisti

Il presidente della Fondazione, Giovanni Spiti, ha sottolineato il ruolo svolto da Gaggioli in anni in cui dell’autismo si parlava ancora poco. Secondo Spiti, il fondatore di Agrabah contribuì a colmare un vuoto lasciato dai servizi pubblici, impegnandosi direttamente per costruire risposte rivolte alle famiglie e permettere a molte persone di guardare al futuro con maggiore serenità.

Nel suo intervento, Spiti ha ricordato anche il percorso condiviso con Scarafuggi, entrato nella Fondazione nel 2019. Tra i progetti avviati figurano il trasferimento delle attività per minori in età evolutiva da Santomato a Spazzavento, lo sviluppo della residenzialità in collaborazione con la Turati e il percorso sul durante e dopo di noi, destinato a sostenere l’autonomia attraverso un appartamento a Bonelle. La Fondazione, ha spiegato il presidente, intende proseguire e ampliare queste iniziative.

Una realtà costruita nel tempo

Alla cerimonia era presente anche Luca Gori, presidente dell’ente Caript, che ha definito Casa di Gello uno degli interventi più significativi realizzati dalla Fondazione sul territorio. Gori ha ricordato la conoscenza personale con Gaggioli e la sua capacità di comprendere che Agrabah non poteva restare soltanto un’associazione formata da volontari e genitori.

Per Gori, quella scelta ha permesso di gettare le basi per una realtà capace di andare oltre il suo fondatore, evolvendosi e consolidandosi nel tempo. Il passaggio dall’impegno originario dell’associazione a una struttura più articolata ha consentito di sviluppare nuovi servizi e di dare continuità ai percorsi rivolti alle persone con autismo.

La moglie di Gaggioli, Manuela, ha espresso commozione per l’affetto dimostrato durante l’iniziativa. Ha descritto il marito come una persona umile, convinta di non fare mai abbastanza nonostante il contributo dato alla nascita e alla crescita dei servizi. La cerimonia si è conclusa con la benedizione del parroco, don Carlo Bonaiuti, che ha indicato il centro come un luogo di fraternità e attenzione verso le persone più fragili.