Diffondere la cultura della rianimazione cardiopolmonare e favorire una maggiore presenza di apparecchi salvavita sul territorio. È l’obiettivo di ChiAmaLaVita, il progetto presentato mercoledì nella Galleria Vittorio Emanuele dal gruppo di dieci volontari che lo promuove, con il sostegno dell’associazione Amici del Ceppo, presieduta da Isa Gaggioli. All’incontro hanno partecipato medici, rappresentanti delle istituzioni e operatori sanitari.
Formazione e prevenzione
L’iniziativa riprende due esperienze avviate nei primi anni Duemila per contrastare la morte cardiaca improvvisa. Al centro ci sono i corsi di Blsd, le riunioni con la cittadinanza e la diffusione dei Dae, insieme alla preparazione necessaria per utilizzarli correttamente.
«Dal 2006 a oggi la diffusione dei Dae non ha avuto lo sviluppo che ci auguravamo», ha spiegato Luigi Innocenti, presentatore e volontario del progetto. La finalità, ha aggiunto, è riportare la prevenzione al centro dell’attenzione attraverso la formazione dei cittadini e l’installazione di nuovi defibrillatori.
Un impulso all’attività è arrivato anche dalla vicenda personale di Miriam Valentino, il cui padre è morto nel 2019 per un arresto cardiaco mentre si trovava in uno stabilimento balneare privo di un defibrillatore. Da quella esperienza è nata la collaborazione con Innocenti e con gli altri volontari, che ha portato alla donazione di un apparecchio in memoria dell’uomo, collocato davanti al Comune di Montale.
Undici apparecchi donati
Nel corso dell’ultimo anno il gruppo ha promosso la donazione di undici defibrillatori nella provincia di Pistoia. Gli apparecchi sono stati installati senza costi per le amministrazioni pubbliche, mentre chi ha scelto di adottarli si è fatto carico delle spese di manutenzione.
Per ciascun dispositivo sono stati organizzati anche corsi rivolti ai cittadini. Il dottor Piero Paolini ha ricordato che in Italia si registrano circa 60mila casi di morte cardiaca improvvisa ogni anno e che i primi dieci minuti sono decisivi per intervenire. Secondo il medico, ampliare la rete dei Dae e aumentare il numero di persone formate può contribuire a migliorare le possibilità di sopravvivenza.
Sulla necessità di rafforzare la dotazione è intervenuta anche Anna Maria Celesti, consigliera comunale e medico. «In questi anni non siamo riusciti a diffonderli quanto avremmo voluto. Dobbiamo continuare a sensibilizzare istituzioni e cittadini affinché ci siano più defibrillatori e più persone in grado di utilizzarli», ha dichiarato.