Nel Quarratino le prospettive per la raccolta delle olive sono positive. I rami sono sani, le piante risultano cariche e non sono state segnalate infestazioni di mosca olearia. È il quadro descritto da Lorenzo Lunardi, titolare dell’azienda agricola Tacinaia, in vista dell’avvio delle operazioni, previsto per il 6 ottobre.
Secondo Lunardi, l’assenza dell’insetto rappresenta un primo indicatore favorevole per la qualità del prodotto. Anche sotto il profilo quantitativo, gli olivi sembrano avere una buona disponibilità di frutti e l’azienda si attende una produzione soddisfacente. Resta però da verificare la resa effettiva in olio, un dato che sarà determinante per valutare il risultato economico della stagione.
Resa e costi della produzione
La quantità di olio ottenuta dalle olive influirà direttamente sul prezzo finale. Le spese per la raccolta e la frangitura devono infatti essere rapportate al quantitativo prodotto: se la resa è bassa, il costo sostenuto per ogni unità di prodotto aumenta. A incidere sui conti dell’azienda sarà inoltre il rincaro dei carburanti, che quest’anno pesa sulle attività agricole e sulle operazioni necessarie alla raccolta.
Per Lunardi, l’olio resta un elemento identitario della Toscana, legato alla qualità delle olive e alle caratteristiche del territorio. Colline, muri a secco, falsipiani e terreni umidi e sassosi offrono condizioni considerate favorevoli alla coltivazione. Anche potatura e raccolta richiedono tecniche specifiche, diverse da quelle adottate in altre regioni.
Tracciabilità e prospettive di mercato
Il paesaggio e la storia del territorio, secondo il titolare di Tacinaia, possono contribuire a valorizzare il prodotto oltre il solo aspetto gastronomico. L’olio viene così collegato alla cultura rurale e all’ambiente nel quale nasce. Un altro elemento considerato importante è la tracciabilità della filiera, che consente di indicare il luogo di raccolta e quello di frangitura.
L’azienda agricola produce quantitativi limitati e rifornisce soprattutto negozi della zona e clienti privati, ma conta anche acquirenti all’estero. Il mercato, riferisce Lunardi, appare al momento sostenuto: sono già arrivati ordini prima ancora dell’inizio della raccolta. A livello nazionale, tuttavia, una produzione particolarmente abbondante potrebbe portare a una maggiore disponibilità di prodotto e a possibili rimanenze invendute, coinvolgendo anche i piccoli olivicoltori.
Accanto alla coltivazione tradizionale si stanno diffondendo anche sistemi super intensivi, organizzati a filari e basati su varietà differenti da quelle locali. La raccolta avviene con macchine vendemmiatrici, che permettono di lavorare grandi superfici in tempi ridotti e con rese elevate per ettaro. La principale differenza rispetto agli impianti tradizionali riguarda il profilo del prodotto, anche se gli incroci più recenti stanno mostrando risultati qualitativi considerati interessanti.