L’acqua depurata di Firenze sarà utilizzata per irrigare il distretto florovivaistico di Pistoia, grazie a un progetto che mira a limitare i prelievi dalle falde acquifere. L’annuncio è stato fatto da Gaia Checcucci, segretario generale dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Settentrionale, durante una riunione dell’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici, dedicata all’analisi della disponibilità di acqua e alle criticità legate alla scarsità di pioggia e al caldo record.
Attualmente, le acque fognarie di Firenze e provincia vengono convogliate verso il depuratore di San Colombano, situato a Lastra a Signa, dove vengono trattate e poi immesse nel fiume Arno. Il nuovo progetto prevede di convogliare l’acqua depurata in una tubatura lunga circa 19 chilometri, con un investimento di circa 30 milioni di euro, di cui 21 milioni destinati all’infrastruttura.
Benefici per l’ecosistema
Grazie a questa iniziativa, si prevede di riutilizzare circa 20 milioni di metri cubi di acqua all’anno, evitando il prelievo di un quantitativo equivalente dalle falde sotterranee. La progettazione è in fase avanzata e dovrebbe essere completata entro aprile, permettendo di avviare la gara per i lavori. In parallelo, l’Autorità sta collaborando con il ministero delle Infrastrutture per reperire i finanziamenti necessari.
Il progetto non presenta criticità particolari, in quanto il tubo correrà anche sotto il fiume Arno, utilizzando un passaggio già esistente. Checcucci ha confermato che l’eliminazione di una parte dell’acqua depurata non avrà conseguenze negative sull’ecosistema del fiume, ma contribuirà a ridurre i prelievi dalle falde di Pistoia, favorendone la ricarica anche in caso di piogge scarse.
Iniziative simili in corso
Il progetto per l’irrigazione del distretto vivaistico non è l’unico in programma. L’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Settentrionale sta valutando iniziative analoghe a Grosseto, lungo l’Ombrone grossetano, in collaborazione con il Consorzio di Bonifica 6 Toscana Sud, e all’Elba, dove l’acqua di piccoli depuratori potrebbe essere riciclata per usi non domestici, come l’irrigazione di giardini e il lavaggio di ambienti e mezzi.