Durante la loro missione umanitaria in Venezuela, Andrea e Fabio hanno vissuto esperienze che rimarranno per sempre nei loro cuori. Tra i ricordi più toccanti, quello di una bambina che, giunta al punto di primo soccorso con forti dolori addominali, aveva perso tutta la sua famiglia. Andrea racconta: “Mi è restata dentro una bambina, piangeva e io dovevo fare delle cose su di lei, cose necessarie, ma non riuscivo a capire cosa diceva e a fare quello che si fa di solito con i bambini, cioè parlare con loro per calmarli e rasserenarli. Aveva sette o otto anni e il suo pianto non lo dimenticherò”.
Il lavoro in condizioni così difficili ha messo a dura prova anche i soccorritori. Fabio ricorda l’arrivo di soldati giovanissimi, stremati e disidratati, impegnati a scavare nelle macerie. “Talvolta abbiamo cercato di ritardare un po’ il loro ritorno all’accampamento per dargli un po’ di respiro”, spiega Fabio, sottolineando l’importanza di prendersi cura anche di chi è in prima linea.
Gratitudine della popolazione
Nonostante le difficoltà, il lavoro di Andrea e Fabio è stato ripagato dalla gratitudine della popolazione locale. “Prima di partire avevo qualche timore sul problema della sicurezza in quel paese – racconta Fabio – ci eravamo riproposti di restare sempre in albergo nei momenti di riposo, invece quando ci è capitato di uscire abbiamo avuto manifestazioni di affetto incredibili. Ci venivano incontro per ringraziarci, ci applaudivano e le macchine suonavano il clacson”.
Entrambi portano con sé anche un forte senso di orgoglio per il lavoro di squadra svolto. “Si è creato un feeling straordinario tra tutti gli operatori della missione. E tutti sull’aereo di ritorno ci domandavamo solo se fossimo riusciti a dare il nostro massimo”, concludono Andrea e Fabio, riflettendo sull’importanza di ogni singolo gesto di aiuto.