Evacuazioni mediche

Le missioni di evacuazione per bambini feriti da Gaza sono strazianti

I professionisti della Centrale Cross di Pistoia raccontano l'emozione dei soccorsi ai piccoli pazienti feriti in guerra.

Le missioni di evacuazione per bambini feriti da Gaza sono strazianti

I professionisti dell’emergenza-urgenza della Centrale remota di soccorso sanitario di Pistoia si trovano spesso ad affrontare situazioni critiche, dove i protocolli non bastano. La recente missione di evacuazione medica (MedEvac) da Gaza ha portato in Italia numerosi pazienti pediatrici malati e feriti e i loro familiari, evidenziando la transizione da malattie croniche a ferite da guerra.

Tra i racconti di queste missioni, Nicola Petrucci, infermiere della Cross di Pistoia, ha già partecipato a tre evacuazioni. La sua prima esperienza è stata al Cairo, dove accoglieva famiglie in cerca di cure interrotte a causa del conflitto. Nel suo ultimo viaggio da Israele, tuttavia, la situazione era drasticamente diversa: i passeggeri erano solo feriti di guerra, privi di bagagli perché le loro case erano state distrutte e le loro famiglie decimate.

Petrucci descrive il dramma di un padre con due figli, uno dei quali ha subito un’amputazione. Durante il volo, il fratellino ha mostrato ad un medico la foto della casa di campagna prima e dopo il bombardamento, rivelando che in quel tragico evento era morta tutta la sua famiglia.

Emozioni e consapevolezza

Anche Monica Barga, medico dell’emergenza, ha vissuto intensamente queste evacuazioni. Ha dichiarato che, per la prima volta, i piccoli pazienti erano tutti vittime di eventi traumatici, con ferite gravi che richiedevano un intervento urgente. Molti bambini, già stabilizzati, non avevano possibilità di migliorare, lasciando i professionisti con un senso di impotenza. La consapevolezza di ciò che si poteva fare e non è stato possibile fare pesa enormemente sul loro lavoro.

Nonostante la gravità delle ferite subite, molti dei piccoli pazienti mantenevano una speranza incredibile di recupero, desiderando riavere un arto o ricevere un trattamento per il loro danno cerebrale. Tuttavia, anche semplici amputazioni non sempre venivano effettuate con la necessaria attenzione, rendendo difficile l’applicazione di protesi. La consapevolezza di questa situazione angustia i soccorritori, rendendo la missione emotivamente e professionalmente complessa.