La Festa della Madonna del Cerro si è trasformata nel tempo in un piccolo cammino sulle colline di Pistoia. Il percorso, dopo la fine dell’asfalto della via di Gugliano, sale dalla rotondina delle Quattro Strade lungo una brusca strada sassosa, tra castagni secolari e pendii. La fatica viene ricompensata dalla terrazza panoramica del Cerro, affacciata sulla Piana e capace di abbracciare con lo sguardo Pistoia, Prato e Firenze.
Domenica 20 settembre la ricorrenza è stata aperta dalla celebrazione di una messa davanti alla chiesina. A officiare è stato don Carlo Bonaiuti, parroco di Gello e San Giorgio, alla vigilia del suo quarantunesimo anniversario di ordinazione sacerdotale. I canti sono stati affidati ai ragazzi di Sangiorgello, sotto i rami dei due cerri secolari che caratterizzano il luogo.
Il ricordo di Cirano Andreini
La giornata si è svolta nella casa di Lorenzo Cipriani, che ogni anno prepara una merenda per i partecipanti. Nel corso dell’incontro è stato ricordato Cirano Andreini, ferroviere e scrittore che negli anni Sessanta si innamorò del Cerro e ne divenne il tenutario insieme alla famiglia. La figlia Caterina ha letto alcune pagine dedicate alla sua figura e al legame costruito con questo angolo delle colline pistoiesi.
Tra i testi proposti sono comparsi anche quelli di Ezio Menchi, con un riferimento all’uso delle parole e alla dimensione dell’Oltre osservata dal Corno alle Scale, e di Giovanni Capecchi, autore del richiamo poetico al cammino verso il Cerro. Le letture hanno accompagnato la riscoperta della storia del luogo e della sua particolare atmosfera, fatta di silenzio, natura e memoria.
Andreini descriveva il pianoro come uno spazio per chi fosse alla ricerca della bellezza e di un’ora di silenzio sospeso. Al centro indicava il chiesino restaurato e consacrato, i due cerri dalle chiome unite in un’unica volta verde e una fontanina d’acqua sorgiva. Dal muretto, aggiungeva, si apre lo scenario su Pistoia, Prato e Firenze, tra stipa, pini, cipressi e olivi. Un paesaggio senza abitanti stabili, dove – nelle sue parole – dimora soltanto la beata solitudo.