Nel Pd di Pistoia torna al centro del confronto la richiesta di convocare il congresso provinciale. Il tema è stato rilanciato durante un incontro alle Fornaci, dove il sottosegretario alla presidenza della Regione Toscana, Bernard Dika, ha sostenuto la necessità di rinnovare gli organismi del partito e di riallacciare il rapporto con i territori.
La richiesta di riaprire la stagione congressuale
Secondo Dika, la realtà cambia continuamente e i partiti devono riuscire a seguirne l’evoluzione. L’ultimo congresso del Pd in provincia di Pistoia risale al 2021 e, a suo giudizio, le regole interne consentirebbero di chiedere l’avvio di un nuovo percorso. L’obiettivo indicato è tornare a una politica costruita a contatto con le comunità e capace di rispondere ai bisogni locali.
La posizione è stata condivisa anche da Paolo Bruni, già segretario comunale del partito e oggi esterno agli organismi dirigenti, ma ancora presente alle iniziative dem. Bruni ha definito significativa la richiesta di celebrare il congresso, emersa tra gli altri temi affrontati durante l’assemblea di domenica scorsa.
«Diverse città sono in attesa del congresso», ha osservato Bruni, sollecitando il livello regionale ad aprire con responsabilità la nuova stagione. A Pistoia, ha ricordato, gli organismi risultano scaduti da quasi un anno. In assenza di eventi eccezionali, secondo l’ex segretario, il mancato rispetto dello Statuto non sarebbe giustificato. Per questo auspica che entro settembre il partito regionale chiarisca tempi e modalità dei diversi congressi.
Il nodo delle divisioni interne
La richiesta, secondo Bruni, sarebbe condivisa da una parte ampia del partito pistoiese. Se non dovessero arrivare decisioni nei tempi indicati, ha aggiunto, potrebbero partire nuove iniziative per sollecitare l’apertura del procedimento congressuale.
Resta sullo sfondo il tema delle divisioni interne, che nell’ultimo anno ha attraversato il dibattito del Pd locale. Bruni sostiene però che a Pistoia il quadro politico interno sia cambiato profondamente e che le precedenti contrapposizioni non rappresentino più il problema principale. La priorità, a suo avviso, è chiarire quale direzione il partito intenda seguire nei prossimi anni a livello comunale e provinciale.
Per l’ex segretario esisterebbero le condizioni per arrivare a un congresso unitario. Qualora invece emergessero più candidature, le diverse posizioni potrebbero confrontarsi attraverso il voto. La legittimazione dei gruppi dirigenti, ha concluso, sarebbe più solida quando deriva da una scelta democratica e trasparente, soprattutto in vista della fase di mobilitazione politica che il partito si prepara ad affrontare.