Il Tribunale di Pistoia ha condannato a sei anni di reclusione un cittadino gambiano di 25 anni, ritenuto responsabile di tentato omicidio nei confronti dell’ex fidanzata, all’epoca minorenne. Secondo il giudice, il giovane provocò volontariamente il ribaltamento della microcar sulla quale viaggiava la ragazza, dopo averla minacciata di morte e averle rivolto la frase: "Se non mi ami allora moriamo tutti".
I fatti principali risalgono alla sera del 2 settembre 2025, quando la giovane aveva accettato di incontrare l’ex compagno per un ultimo chiarimento. Durante il tragitto, il 25enne avrebbe afferrato il volante e sterzato con violenza, facendo uscire di strada il mezzo e provocandone il ribaltamento. La ragazza riportò un trauma cranico, escoriazioni al braccio, una ferita alla mano e contusioni in diverse parti del corpo. Sul posto intervennero il 118 e i carabinieri.
La riqualificazione dell’accusa
La decisione, pronunciata il 14 luglio, ha modificato il quadro accusatorio iniziale. Il pubblico ministero aveva contestato stalking e lesioni aggravate e aveva chiesto una condanna a due anni e otto mesi. Il giudice Jacqueline Magi ha invece ritenuto che la condotta non fosse riconducibile soltanto a una serie di molestie seguite da lesioni, ma a un concreto tentativo di uccidere la vittima. La diversa qualificazione del reato era stata sollecitata anche dall’avvocata di parte civile Pamela Bonaiuti, del foro di Prato.
Nelle motivazioni viene sottolineato che, per riconoscere il tentato omicidio, è sufficiente la consapevole volontà di compiere un’azione idonea a provocare la morte. Per il giudice, il gesto compiuto al volante dimostrerebbe quindi una cosciente volontà di uccidere, nonostante la giovane sia riuscita a sopravvivere all’incidente.
Messaggi, minacce e l’incidente
La vicenda processuale riguarda anche i mesi successivi alla fine della relazione, tra giugno e settembre 2025. Dopo la decisione della ragazza di interrompere il rapporto, il giovane avrebbe iniziato a inviarle messaggi e a telefonarle con insistenza, alternando minacce e ricatti emotivi, compresi riferimenti a possibili gesti di autolesionismo. Nelle motivazioni si parla di una relazione resa difficile dall’uso di alcol e droga e di un comportamento che avrebbe provocato nella giovane ansia, paura, insonnia, difficoltà a uscire di casa e problemi nei rapporti con gli altri.
Il rapporto della Polizia Locale ha documentato i danni riportati dalla microcar: la rottura e la deformazione del parabrezza, il danneggiamento del pneumatico e della ruota anteriore destra, il distacco del braccetto anteriore, l’accartocciamento del cofano e il distacco del paraurti. Il giudice ha evidenziato che un veicolo di struttura leggera, in caso di ribaltamento, può causare ai trasportati conseguenze molto più gravi di quelle subite dalla ragazza.