Voci contrapposte

A Pistoia resta aperta la polemica sui bambini mai nati

Libertà e Democrazia chiede una presa di posizione al primo cittadino, mentre maggioranza, associazioni e movimento femminista intervengono sul caso.

A Pistoia resta aperta la polemica sui bambini mai nati

Non si placa a Pistoia il confronto sul luogo di sepoltura dei bambini mai nati. La vicenda, già al centro del dibattito dopo le dichiarazioni della consigliera Avs Lavinia Ferrari, continua a suscitare reazioni politiche e prese di posizione da parte di associazioni e movimenti.

La segreteria provinciale di Libertà e Democrazia si rivolge direttamente al sindaco Capecchi, chiedendogli di chiarire la propria posizione. Secondo il coordinatore Luca Cipriani, il primo cittadino non avrebbe preso nettamente le distanze da quanto sostenuto dalla consigliera. Il gruppo parla di una difficoltà nel mantenere l’equilibrio all’interno di una maggioranza considerata eterogenea e sollecita parole chiare e un atto di coraggio.

Le reazioni nella maggioranza

La formazione civica Capecchi Sindaco, attraverso il capogruppo Alessandro Errigo, respinge quella che definisce una deriva strumentale e pretestuosa della discussione. La lista esprime rispetto per il dolore legato alla perdita di una gravidanza, ma condanna l’uso politico di una sofferenza personale. Nel suo intervento richiama inoltre la necessità di tutelare l’autonomia delle donne e delle coppie attraverso accoglienza, informazione, educazione sessuale e sostegno psicoaffettivo.

Nel dibattito interviene anche l’associazione Maria Madre Nostra di Pistoia, che difende il valore della sepoltura. Per l’associazione si tratta di un gesto umano previsto dalla legge italiana e non di un atto ideologico. La possibilità di dare una tomba ai bambini mai nati viene presentata come una forma di riconoscimento della loro dignità e della loro esistenza. L’organizzazione considera quindi positivo il fatto che in città sia disponibile un luogo dedicato alla pietà.

La richiesta di informazioni pubbliche

Di segno opposto la posizione di Non una di meno, che definisce la questione un tema di diritti. Il movimento chiede spiegazioni sull’accordo che disciplinerebbe la gestione e l’eventuale sepoltura dei prodotti del concepimento, sostenendo che il testo potrebbe attribuire ampi margini discrezionali a un ente privato e religioso e porsi in contrasto con la normativa vigente.

Non una di meno sollecita quindi il Comune di Pistoia e l’Ausl Toscana Centro a rendere pubbliche e facilmente accessibili le informazioni sulle procedure adottate e sui casi in cui è prevista la sepoltura. Il movimento contesta anche le parole attribuite al vescovo sull’eventualità di adottare i bambini mai nati e di assegnare loro un nome, interpretandole come una grave ingerenza nella libertà di scelta delle donne.

Il confronto resta dunque aperto su più livelli: politico, amministrativo e culturale. Da una parte viene rivendicato il valore della sepoltura come gesto di rispetto; dall’altra si chiedono trasparenza sulle procedure, tutela dell’autodeterminazione e un’informazione che tenga conto della pluralità delle esperienze legate alla maternità e all’interruzione di gravidanza.