Presidio montano

Scontro sul futuro del Pacini di San Marcello

Le associazioni contestano l’assenza di obiettivi, risorse, personale definito e tempi per il progetto dedicato alla Montagna Pistoiese.

Scontro sul futuro del Pacini di San Marcello

Il futuro dell’ospedale Pacini di San Marcello torna al centro del confronto sulla sanità della Montagna Pistoiese. Crest, Associazione Zeno Colò e Una Montagna di bambini contestano le dichiarazioni dell’assessora regionale alla sanità Monia Monni e sostengono che, nonostante gli annunci, non esista ancora un vero progetto pilota per il presidio.

Le associazioni ricordano che, all’inizio di maggio, l’assessora aveva parlato di un intervento speciale per la montagna, concordato con i sindaci e realizzato con il coinvolgimento della Scuola Superiore Sant’Anna e dell’Asl Toscana Centro. Il progetto, secondo quanto riferito allora, avrebbe dovuto essere presentato entro poche settimane. Il 5 settembre, però, Monni avrebbe spiegato che erano ancora attese modifiche da parte degli amministratori locali.

Le contestazioni delle associazioni

Il passaggio successivo è avvenuto il 2 ottobre, con la convocazione della Consulta socio-sanitaria. Il lunedì seguente, i sindaci hanno condiviso con gli aderenti alla Consulta la documentazione disponibile. Secondo Crest, Associazione Zeno Colò e Una Montagna di bambini, si tratterebbe di due versioni di alcune slide e di un testo contenente osservazioni e richieste degli amministratori.

Per i comitati, quei documenti non avrebbero le caratteristiche di un piano operativo: mancherebbero obiettivi specifici, personale definito, costi e cronoprogramma. La ricostruzione delle associazioni è che il materiale contenga soprattutto indicazioni generali e buoni propositi, senza una quantificazione degli investimenti né una tempistica per l’attuazione. I sindaci lo avrebbero quindi ritenuto insufficiente, proponendo integrazioni e ribadendo la necessità di riconoscere il Pacini come presidio di area disagiata.

La richiesta dell’area disagiata

Il riconoscimento viene indicato dai comitati come il punto centrale per definire il ruolo dell’ospedale. Il riferimento è al Dm 70/2015, che consente di considerare alcuni presidi come ospedali di area disagiata in presenza di specifiche condizioni orografiche, meteorologiche e infrastrutturali. Secondo le associazioni, questa classificazione garantirebbe una dotazione di base e permetterebbe al Pacini di tornare a essere un riferimento per l’emergenza, per le attività programmate e per la sanità territoriale.

Nella nota diffusa dalle organizzazioni si sottolinea inoltre che la rete sanitaria della montagna non può reggersi senza medici. I comitati chiedono quindi un confronto concreto su risorse, servizi e personale e criticano il tempo trascorso dall’annuncio del progetto, sostenendo che dopo più di cinque mesi si sarebbe ancora fermi a linee guida e documenti preliminari. I sindaci, sempre secondo la ricostruzione delle associazioni, hanno deciso di informare direttamente la cittadinanza sugli sviluppi della vicenda.

Crest, Associazione Zeno Colò e Una Montagna di bambini chiedono infine che la Montagna Pistoiese riceva un trattamento analogo a quello riservato ad altre aree toscane con caratteristiche simili. La mobilitazione a difesa del presidio ospedaliero montano prosegue dunque attorno alla richiesta di un riconoscimento formale e di un progetto corredato da tempi, costi e responsabilità precise.