Sicurezza urbana

Vicofaro, Biancalani: «Serve più accoglienza in città»

Dopo i disordini in piazza della Resistenza, il sacerdote chiede sostegno quotidiano e percorsi per le persone fragili.

Vicofaro, Biancalani: «Serve più accoglienza in città»

Dopo gli ultimi disordini in piazza della Resistenza, a Pistoia, torna al centro del dibattito il rapporto tra sicurezza e gestione delle situazioni di marginalità. A intervenire è don Massimo Biancalani, per anni impegnato nella gestione del centro di accoglienza per migranti di Vicofaro, che chiede di non disperdere l’esperienza maturata nella parrocchia.

Secondo il sacerdote, la chiusura di quella realtà ha lasciato numerose persone senza un luogo in cui essere ascoltate, seguite e accompagnate. La conseguenza, a suo giudizio, è il rischio che le fragilità si manifestino negli spazi pubblici senza una rete capace di intervenire prima che le situazioni degenerino. Il ragionamento nasce dalla conoscenza diretta di molti dei ragazzi che negli anni hanno trovato nella parrocchia un punto di riferimento.

Il ruolo del lavoro quotidiano

Il messaggio di Biancalani è che Vicofaro non rappresentasse il problema, ma un modello da affiancare ad altre esperienze territoriali. Il sacerdote non nega le difficoltà e le tensioni legate alla convivenza, né intende giustificare chi commette reati. Le responsabilità individuali, sottolinea, devono essere riconosciute e chi compie atti violenti deve risponderne.

Allo stesso tempo, però, ritiene che il solo intervento delle forze dell’ordine affronti una parte della questione. La polizia deve intervenire quando si verifica una crisi, ma, sostiene, manca un lavoro costante di prossimità, sostegno e aiuto alle persone in difficoltà. Un’attività quotidiana che dovrebbe contribuire a prevenire il deterioramento delle condizioni personali e sociali prima che possano sfociare in episodi di violenza.

La critica riguarda anche le scelte politiche che hanno accompagnato la chiusura di Vicofaro. Per il sacerdote, il fenomeno migratorio e le situazioni di marginalità non possono essere affrontati esclusivamente con misure di ordine pubblico e centri per il rimpatrio. Servono invece percorsi di accompagnamento e una presenza stabile sul territorio. La posizione espressa da Biancalani non cancella, tuttavia, la preoccupazione dei residenti e di chi frequenta piazza della Resistenza, che chiede di poter vivere la città in condizioni di sicurezza.