La Brigata Folgore ha commemorato allo stadio Marcello Melani di Pistoia i caduti della battaglia di El Alamein, ricordando in particolare i militari morti il 23 ottobre 1942. Alla cerimonia hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni civili, religiose e militari, con i reparti schierati sul terreno di gioco.
Il richiamo alla memoria
Tra gli interventi quello del sottosegretario alla Difesa Isabella Rauti, che ha salutato i plotoni e sottolineato il legame tra la città e il 183esimo reggimento paracadutisti Nembo. Rauti ha definito Pistoia una realtà legata alla storia della Folgore e ha richiamato il rapporto dei militari con la patria e il Tricolore.
Nel suo discorso, il sottosegretario ha ricordato la battaglia combattuta nel deserto nordafricano, descrivendo le pietre e la sabbia come le trincee dei soldati italiani. I militari caduti, ha sottolineato, non rappresentano soltanto nomi incisi sulle lapidi, ma una memoria ancora presente e da trasmettere alle nuove generazioni.
I valori dell’Esercito
Il generale di corpo d’armata Carmine Masiello ha rivolto un saluto ai militari in servizio e in congedo, oltre che al Gonfalone della città di Pistoia, decorato con la medaglia d’argento al valore militare. Nel suo intervento ha indicato nei valori racchiusi nelle stellette il punto di riferimento dell’Esercito in una fase segnata da rapidi cambiamenti.
Masiello ha inoltre richiamato il significato del giuramento e del rispetto per il Tricolore, presentandoli come un legame capace di attraversare il tempo. La Folgore, ha aggiunto, rappresenta un presidio dei valori dell’Esercito e una guida per le coscienze dei militari.
Il generale di brigata Dario Paduano, comandante dei paracadutisti della Folgore, ha quindi ricordato che dietro ogni decorazione c’è una storia personale e dietro ogni bandiera una memoria condivisa dall’intero Paese. La commemorazione, ha spiegato, serve a rinnovare di generazione in generazione la responsabilità verso il passato.
Rivolgendosi ai giovani schierati sul campo, Paduano ha invitato i militari a non limitarsi a essere eredi della storia, ma a dimostrare quotidianamente di meritare la bandiera che rappresentano. Nel passaggio conclusivo ha definito i soldati come i primi ad amare la pace, proprio perché consapevoli del sacrificio richiesto dalla difesa della sicurezza nazionale e internazionale.