Daniele Mencarelli è stato ospite a Pistoia nell’ambito delle iniziative di Pistoia Capitale del Libro. Davanti al pubblico riunito nel Palazzo Comunale, lo scrittore ha ripercorso le tappe della propria attività e si è soffermato sul rapporto con le nuove generazioni, sulla scrittura per ragazzi e sui diversi linguaggi attraverso i quali ha costruito il suo percorso.
La poesia è stata il suo primo approdo. Mencarelli ha spiegato di essersi avvicinato a questa forma espressiva perché capace di dare un nome a emozioni e sofferenze che, da adolescente, non riusciva a esprimere. Una fase mai del tutto conclusa, anche dopo il passaggio alla narrativa, alla sceneggiatura, all’audiovisivo e al teatro. Dal 1997 ha affiancato alla poesia altre esperienze di scrittura e per 21 anni ha lavorato in Rai nel settore dell’audiovisivo.
Il rapporto con i ragazzi
Negli ultimi anni l’autore ha incontrato circa 150mila ragazzi, un’esperienza che gli ha permesso di confrontarsi direttamente con aspettative, fragilità e sensibilità delle nuove generazioni. Nel corso dell’appuntamento ha richiamato anche il suo romanzo Tutto chiede salvezza, diventato una serie televisiva, definendolo un percorso di educazione sentimentale e di avvicinamento alla vita.
Da questi incontri, ha osservato, è maturata la convinzione che i giovani non debbano essere descritti soltanto attraverso le loro difficoltà. Al contrario, secondo Mencarelli, rappresentano una realtà da proteggere da letture troppo negative e da uno sguardo che ne riduca il valore. Il confronto con i lettori più giovani è così diventato una parte significativa del suo lavoro.
La fiaba e il nemico interiore
Al centro della conversazione c’è stato anche Adelmo che voleva essere settimo, pubblicato da Mondadori e vincitore del Premio Campiello Junior nella fascia 11-14 anni. Il libro riprende la struttura classica della fiaba, ma senza un antagonista tradizionale da sconfiggere. Il conflitto, nella prospettiva dell’autore, nasce soprattutto dal rapporto dell’individuo con ciò che può portarlo a sabotare se stesso.
La paura è stata indicata come il principale ostacolo interiore. Non ogni timore, ha spiegato Mencarelli, ha la stessa origine: esiste una paura legittima, utile a riconoscere i rischi, e un’altra che impedisce di vivere esperienze e possibilità sulla base di previsioni negative. Per distinguere le due dimensioni serve un lavoro quotidiano e la capacità di reagire ai meccanismi che bloccano le scelte.
Lo scrittore ha inoltre parlato della propria versatilità e del rapporto tra i diversi generi. La letteratura resta il riferimento principale, ma ogni forma può risultare più adatta a raccontare determinati contenuti o a trasformarsi in una messa in scena. Non si tratta, dunque, di mettere in competizione poesia, narrativa, cinema e teatro, ma di riconoscere a ciascun linguaggio una funzione specifica.
Un altro passaggio ha riguardato Quattro presunti familiari, il romanzo pubblicato da Sellerio che si muove sul terreno del noir. L’idea, ha raccontato Mencarelli, è nata sette anni fa dopo aver ascoltato in televisione un servizio dedicato al fenomeno delle persone scomparse. Da quella notizia è iniziato un percorso di immedesimazione, legato alla dimensione umana e familiare di un tema definito dall’autore particolarmente ampio e doloroso.
In chiusura, Mencarelli ha affrontato la distinzione tra libri per adulti e libri per ragazzi. Una separazione che, a suo giudizio, non è sempre netta. La scrittura destinata ai più giovani conserva però la possibilità di costruire storie in cui il bene riesce a prevalere e in cui le vicende possono trovare uno sviluppo coerente con ciò che dovrebbe accadere.