Rifondazione Comunista chiede l’introduzione nel codice del reato di omicidio sul lavoro, all’indomani dell’incidente mortale avvenuto a Sant’Agostino, nel territorio di Pistoia. La proposta è stata rilanciata da Paolo Benvegnù, responsabile lavoro della direzione nazionale del partito, e da Giampaolo Guelfi, esponente della segreteria provinciale.
Secondo i due rappresentanti, l’indignazione non è più sufficiente di fronte alle morti nei luoghi di lavoro. L’obiettivo indicato è quello di prevedere una specifica responsabilità penale nei casi più gravi, quando un decesso sia legato a violazioni o omissioni nella gestione della sicurezza.
Le verifiche sull’incidente
Nel commentare la tragedia di Sant’Agostino, Benvegnù e Guelfi riferiscono che il lavoratore, un operaio di 43 anni, sarebbe stato privo di imbracatura. Il condizionale è d’obbligo: si tratta di una circostanza riportata come voce circolata nelle ore successive all’accaduto e che dovrà essere verificata dagli organi competenti.
Rifondazione Comunista denuncia inoltre la mancanza di controlli nei luoghi di lavoro e la carenza di personale negli enti incaricati della vigilanza. Nel documento diffuso dal partito, la situazione viene descritta come un tributo di vite umane pagato in nome della produzione e della crescita economica.
La richiesta di una nuova fattispecie
Per il partito, il rischio è che alla ripetizione degli incidenti si accompagnino assuefazione e stanchezza, senza interventi concreti sulle condizioni di sicurezza. Da qui la richiesta di rafforzare i controlli e di superare quella che Benvegnù e Guelfi definiscono sostanziale impunità per i responsabili.
La posizione comprende anche il contrasto alle forme di caporalato e l’invito alle forze politiche a inserire nei propri programmi la proposta sull’omicidio sul lavoro. Rifondazione annuncia infine la propria presenza nelle iniziative di protesta, sostenendo che la mobilitazione possa produrre risultati tangibili solo se accompagnata da un cambiamento sul piano della giustizia.