Spopolamento, servizi essenziali e futuro delle aree interne sono stati al centro dell’incontro organizzato ieri a Taviano, nel comune di Sambuca Pistoiese. L’iniziativa, descritta come una festa atipica, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, studiosi e cittadini per discutere delle difficoltà che interessano i territori montani e della necessità di evitare un progressivo indebolimento della comunità.
Tra i partecipanti c’erano Marco Bussone di Uncem, Luca Marmo, esponente dell’Unione dei Comuni Montani dell’Appennino Pistoiese e rappresentante di Provincia, Comune di San Marcello Piteglio e Anci, la docente e ricercatrice Ilaria Agostini e il giurista Emanuele Rossi. Presenti anche il prefetto di Pistoia Angelo Gallo Carrabba, l’assessore comunale e presidente della Società della Salute Sandro Giannessi e la consigliera regionale Simona Querci.
La richiesta di cambiare prospettiva
Nel suo intervento, Bussone ha sostenuto che le aree montane non debbano essere considerate come territori costantemente bisognosi di aiuto. La questione, ha spiegato, dovrebbe essere affrontata modificando il modo in cui si raccontano e si governano questi luoghi. Il calo demografico, secondo il rappresentante di Uncem, non riguarda esclusivamente la montagna: anche grandi città come Torino hanno perso residenti nel corso dei decenni, mentre il saldo negativo tra nascite e decessi può essere compensato dai flussi migratori.
Resta però aperto, ha sottolineato Bussone, il problema della territorialità, una delle questioni che non hanno ancora trovato una risposta adeguata. L’obiettivo indicato durante l’incontro è mantenere la tenuta sociale ed economica delle comunità, intervenendo su un sistema considerato a rischio di collasso se non verrà rivisto.
Il racconto di chi ha scelto di restare
Dal palco e dalla piazza sono arrivate anche le testimonianze dei residenti. Marco Battistini, pensionato trasferitosi quattro anni fa da Lizzano in Belvedere, in Emilia, ha raccontato di aver scelto di vivere nell’area nonostante le difficoltà quotidiane. Conosceva la situazione del territorio, ha spiegato, ma si è innamorato di questi luoghi e non ha voluto rinunciarvi.
Nel suo intervento ha ricordato il divario che, a suo giudizio, si è consolidato dal 1958, quando il versante bolognese avrebbe iniziato a svilupparsi mentre quello pistoiese rimaneva spettatore. Tra i problemi indicati c’è anche l’accesso all’assistenza sanitaria: il suo medico si trova a Pistoia e la distanza lo ha portato, in alcuni casi, a rinunciare a prestazioni non urgenti. Battistini ha distinto queste situazioni dalle emergenze, ma ha posto una domanda sul futuro: cosa accadrebbe se il bisogno diventasse urgente?
Il cittadino ha inoltre citato il caso di Lizzano in Belvedere, dove, dopo il pensionamento del medico di base, sarebbe stato individuato un sostituto in pochi giorni. Da qui la richiesta di capire perché un ricambio analogo non sia possibile anche nelle comunità montane pistoiesi. La conclusione della sua testimonianza è stata un impegno personale a rimanere, mantenendo accesa la volontà di difendere il territorio.