Ipotesi ambientale

A Montale un impianto al plasma per i rifiuti: la proposta

Studio da 150 milioni, attesa la valutazione di Regione Toscana e Ato Toscana centro tra dubbi su salute e consumi

A Montale un impianto al plasma per i rifiuti: la proposta

Un impianto con torcia al plasma al posto dell’attuale termovalorizzatore di via Tobagi, a Montale. È questa l’ipotesi contenuta nel progetto di riconversione presentato nel palazzo comunale di Agliana dagli ingegneri Michele Giordano e Tullia Zucca, titolari dello studio G&Z di Lodi, insieme al sindaco di Agliana Luca Benesperi e all’assessore all’ambiente Fabrizio Baroncelli.

Lo studio di pre-fattibilità è stato sottoposto alla Regione Toscana e all’Ato Toscana centro. In base alle valutazioni degli enti, lo studio potrebbe elaborare un successivo progetto di fattibilità, con dettagli tecnici ed economici più approfonditi. L’iniziativa nasce dalla ricerca di un’alternativa all’attuale impianto per il trattamento dei rifiuti e, allo stato attuale, rappresenta una proposta ancora da verificare sotto il profilo autorizzativo, ambientale e sanitario.

Le caratteristiche ipotizzate

Il progetto prevede il riutilizzo di alcune infrastrutture già presenti e una capacità iniziale di trattamento di 50.000 tonnellate di rifiuti solidi urbani l’anno, equivalente a quella dell’impianto esistente. È inoltre prevista la possibilità di aumentare i quantitativi e di trattare rifiuti speciali. Il costo stimato è di circa 150 milioni di euro, mentre i tempi di realizzazione indicati dai proponenti arriverebbero al massimo a due anni.

Secondo Giordano e Zucca, la tecnologia non si baserebbe sulla combustione, ma sulla dissociazione molecolare dei rifiuti a temperature molto elevate. Gli ingegneri sostengono che il processo non produrrebbe diossine né ceneri tossiche da conferire in discarica, ma un materiale potenzialmente riutilizzabile nel settore edilizio. Il volume della struttura sarebbe inoltre inferiore a quello del termovalorizzatore attuale.

Nel progetto, i rifiuti verrebbero trasformati in idrogeno e monossido di carbonio, da cui ricavare syngas ed energia destinata alla vendita. I promotori riferiscono anche della possibilità di produrre acqua calda. Sempre secondo lo studio G&Z, l’impianto consumerebbe al massimo un terzo dell’energia prodotta, mentre la parte restante sarebbe immessa sul mercato come energia verde. Si tratta, tuttavia, di valutazioni contenute nella proposta e ancora da sottoporre all’esame degli enti competenti.

Dubbi e iniziative dei comitati

La proposta ha già suscitato perplessità tra cittadini e comitati, soprattutto per la disponibilità limitata di dati sugli effetti della tecnologia sulla salute e sull’ambiente e per il possibile elevato consumo energetico. Il sindaco Benesperi ha ribadito di non avere competenze specifiche sul tema, ma ha definito utile presentare ipotesi alternative, rimettendo a Regione e Ato la valutazione sulla praticabilità del progetto.

Il comitato nonCistiamo ha annunciato per mercoledì 30 settembre alle 21, nei locali della Misericordia di Agliana, un incontro con alcuni medici dedicato alle conseguenze dell’inceneritore sulla salute. Interverranno Patrizia Gentilini, Maria Paola Mazzetti e Alessandro Bartolini. Nella stessa sede sarà allestita, dal 29 settembre al 4 ottobre, la mostra fotografica 50 anni di inceneritore.