Rifondazione comunista torna a chiedere la chiusura dell’inceneritore di Montale, nella Piana, contestando l’ipotesi di prolungare e potenziare l’attività dell’impianto. La posizione è stata espressa da Luca Corsini Margheri, referente dei circoli del partito nella Piana, e da Ivano Bechini, segretario provinciale della federazione. I due esponenti replicano a chi sostiene che, senza nuovi impianti, il piano dei rifiuti non potrebbe essere attuato.
Secondo Rifondazione, l’impianto avrebbe dovuto essere dismesso nel 2023. La sua operatività sarebbe stata invece prorogata fino al 2029 con una decisione dei Comuni proprietari, assunta – sostengono i rappresentanti del partito – senza il coinvolgimento dei consigli comunali. Nel frattempo, il Piano d’Ambito 2025-2035 prevede il revamping della struttura e il raddoppio della capacità fino a 100mila tonnellate l’anno.
La critica al nuovo scenario
Per Corsini Margheri e Bechini, definire questa prospettiva uno scenario ottimizzato non ne cambierebbe la sostanza. Il progetto, affermano, equivarrebbe alla realizzazione di un nuovo inceneritore, destinato a restare in funzione per altri 20-30 anni. La replica del partito si concentra anche sui flussi di rifiuti inviati fuori area: ogni anno, sostengono, circa 120mila tonnellate vengono trasferite verso la costa.
Rifondazione attribuisce questo dato a dieci anni di mancate scelte sulla prevenzione, sulla raccolta differenziata spinta e sugli impianti per il recupero di materia. La soluzione indicata non sarebbe quindi l’aumento dei quantitativi bruciati a Montale, ma un maggiore investimento nell’economia circolare. Si tratta di una valutazione politica espressa dal partito nel confronto sul futuro della gestione dei rifiuti nell’area.
Il passaggio su Agliana
Nella presa di posizione viene richiamata anche la decisione del Comune di Agliana di astenersi, attraverso il sindaco e la giunta, su un atto di indirizzo considerato fondamentale in Ato Toscana Centro. Il riferimento è alla seduta del 23 luglio scorso. La scelta, sottolineano i rappresentanti di Rifondazione citando la capogruppo Silvia Pieri, non sarebbe stata sottoposta al consiglio comunale.
Il partito sostiene che la Piana abbia già sopportato un carico significativo e richiama le posizioni delle associazioni ambientaliste, del comitato nonCIStiamo e le oltre 1.500 firme raccolte da Montale Rinasce. Rifondazione annuncia infine il proprio sostegno alla mozione che chiede al consiglio comunale di Agliana di esprimere una netta contrarietà al Piano d’Ambito e a ogni ipotesi di revamping o potenziamento dell’impianto di Montale.