Legame speciale

A Montale, dopo 14 anni ritrova la dottoressa che la salvò

Settantenne con diverse patologie, vive sola e utilizza ossigeno da circa un mese.

A Montale, dopo 14 anni ritrova la dottoressa che la salvò

Nel cuore di Montale, una visita ha riannodato il legame nato quattordici anni fa tra Meri Chiaverini e la dottoressa del 118 di Prato che le salvò la vita. La donna, oggi 77enne, vive da sola e affronta diverse patologie che da circa un mese la costringono a utilizzare una bombola di ossigeno.

La dottoressa, che ha scelto di non rendere noto il proprio nome, è andata a trovarla dopo aver ricevuto un messaggio. Meri le aveva raccontato la propria condizione e la solitudine con cui deve gestire le difficoltà quotidiane. «La sua visita le avrebbe fatto bene all’anima», ha spiegato la professionista, raccontando di aver deciso di raggiungerla per fare ciò che poteva.

Il soccorso durante l’arresto cardiaco

Il rapporto tra le due donne risale all’estate del 2012. Meri si trovava a Maliseti, dove era andata a trovare la figlia, quando fu colpita da un arresto cardiaco. All’arrivo dei soccorsi, fu proprio la dottoressa a eseguire le manovre necessarie per far ripartire il cuore, che sembrava ormai fermo.

Da quel momento Meri ha cercato a lungo di rintracciare la donna che l’aveva assistita. «Non è stato facile trovare il suo numero di telefono», ha raccontato: le occorse circa un anno, ma alla fine riuscì a contattarla e a fissare un incontro. Negli anni successivi le due hanno mantenuto i rapporti, con visite sul luogo di lavoro, telefonate e piccoli gesti di riconoscenza.

La quotidianità tra difficoltà e solitudine

Durante l’ultima visita, la dottoressa ha trovato Meri seduta sul divano, accanto alla grossa bombola. La donna si muove con difficoltà e utilizza un deambulatore per spostarsi tra l’ingresso e la cucina. Chi va a trovarla deve occuparsi autonomamente di aprire e chiudere la porta, perché lei non riesce a farlo agevolmente.

Meri racconta di avere quattordici patologie, di cadere talvolta e di rischiare di farsi male. Aggiunge di non ricevere aiuti concreti e di dover sostenere personalmente anche i costi dei trasporti verso le strutture sanitarie. In questo quadro, la visita della dottoressa che l’aveva soccorsa nel 2012 ha assunto per lei un significato particolare: un gesto di vicinanza arrivato ancora una volta in un momento di difficoltà.