Sanità montana

Radiologia del Pacini, la Cgil chiede tempi certi a San Marcello

Il servizio resta fermo dopo gli interventi avviati nel marzo 2025: denunciati invii verso Pistoia e un ritorno graduale.

Radiologia del Pacini, la Cgil chiede tempi certi a San Marcello

La Cgil e la Fp Cgil tornano a chiedere chiarimenti sulla situazione dell’area di radiologia dell’ospedale Pacini di San Marcello. Il sindacato interviene dopo le prese di posizione di partiti, associazioni, volontariato e cittadini, sollecitando risposte precise sui tempi di conclusione dei lavori e sulle modalità di riattivazione del servizio.

La ristrutturazione dell’area radiologica è iniziata nel marzo 2025, con l’obiettivo dichiarato di restituire il servizio alla cittadinanza entro la fine dello stesso anno. Secondo quanto riferito nella nota sindacale, a settembre 2026 la radiologia risulta ancora chiusa, dopo circa diciotto mesi di attesa. Per Cgil e Fp Cgil non si tratta più di un semplice ritardo, ma di una situazione che sta producendo conseguenze concrete sull’assistenza.

Trasferimenti verso Pistoia

In assenza della radiologia, il Punto di Primo Soccorso di San Marcello deve inviare a Pistoia le persone che necessitano di esami radiografici. Il sindacato parla di centinaia di trasferimenti effettuati in questi mesi, con ambulanze impegnate per accompagnare gli utenti, tempi di attesa più lunghi e un ulteriore carico di lavoro per il pronto soccorso cittadino. Si tratta di attività che, in condizioni normali, verrebbero svolte nel presidio della Montagna.

Le organizzazioni sindacali contestano anche l’ipotesi di una riapertura articolata in più fasi. Nella prima fase dovrebbero tornare operative una sola apparecchiatura di radiodiagnostica, l’ecografia e la vecchia Tac. La nuova apparecchiatura è invece annunciata per la primavera 2027, una scadenza sulla quale il sindacato esprime dubbi alla luce dei ritardi accumulati.

Le richieste del sindacato

Secondo Cgil e Fp Cgil, la disponibilità di una sola apparecchiatura di radiodiagnostica rappresenterebbe inoltre un elemento di fragilità: un guasto o un intervento di manutenzione potrebbero bloccare nuovamente il servizio e rendere necessari altri trasferimenti. La nota mette a confronto i tempi della ristrutturazione con quelli della realizzazione del nuovo ospedale San Jacopo di Pistoia, costruito su circa 46.000 metri quadrati in ventisette mesi, pur sottolineando che si tratta di opere differenti.

Le richieste rivolte alle autorità competenti riguardano le ragioni del ritardo, le date certe per ogni fase, i tempi effettivi di installazione della nuova Tac e le garanzie per la continuità dell’assistenza in caso di guasto dell’unica radiodiagnostica disponibile. Cgil e Fp Cgil chiedono inoltre di sapere quali misure siano state adottate per evitare che cittadini, ambulanze e pronto soccorso continuino a sostenere le conseguenze della chiusura. Per il sindacato, dopo diciotto mesi non sono sufficienti nuove rassicurazioni o ulteriori scadenze: occorrono fatti e un servizio radiologico pienamente operativo per la popolazione della Montagna.