Lo studio di progettazione G&Z Chemical Process Engineer ha diffuso una precisazione sul progetto di riconversione del termovalorizzatore di Montale con tecnologia a torcia al plasma. L’intervento, presentato alla Regione Toscana e all’Ato Toscana centro, è stato illustrato nei giorni scorsi nel palazzo comunale di Agliana dagli ingegneri Michele Giordano e Tullia Zucca, dello studio con sede a Lodi.
La replica alle critiche
La presa di posizione arriva dopo le contestazioni del comitato nonCistiamo, che aveva definito l’ipotesi un falso miracolo tecnologico, costoso, energivoro e distante dai principi dell’economia circolare. Secondo il comitato, dietro il riferimento alla dissociazione molecolare ci sarebbero criticità strutturali ed ecologiche tali da rendere il progetto insostenibile.
G&Z respinge questa impostazione e presenta l’intervento come una possibile svolta per l’area Montale-Agliana, con il passaggio da un impianto ritenuto obsoleto a un polo di chimica verde. Lo studio precisa che la tecnologia al plasma non coincide con una combustione tradizionale e che la torcia industriale produce un arco elettrico attraverso un flusso di gas ionizzato.
In base alla descrizione fornita dai progettisti, il plasma può raggiungere temperature comprese tra 5.000 e 10.000 gradi. Il processo, sostengono, trasformerebbe i rifiuti urbani, speciali e pericolosi in syngas ad alto potere calorifero e in una scoria vetrificata, riducendo la produzione di residui destinati alla discarica. Tra gli esiti indicati dallo studio figurano anche la produzione di idrogeno e la possibilità di immettere energia nella rete.
Le stime economiche
La proposta attribuisce all’impianto anche una serie di ricadute finanziarie. G&Z stima un risparmio di 2 milioni di euro per il mancato smaltimento delle ceneri, oltre a 1,2 milioni legati all’assenza della carbon tax europea. Il conferimento di rifiuti speciali da parte di soggetti privati potrebbe generare, secondo le previsioni presentate, 6 milioni di euro di nuovi ricavi.
Lo studio indica inoltre in 3,5 milioni di euro il possibile introito derivante dalla vendita di idrogeno verde e prevede un incremento degli addetti, tra manovalanza e personale tecnico. L’ammortamento dell’investimento viene ipotizzato in cinque o sei anni; successivamente, sempre secondo le stime dei progettisti, l’impianto potrebbe produrre un utile netto ricorrente di 13,5 milioni di euro all’anno per i Comuni del territorio.
Le cifre e le caratteristiche tecniche riportate nella precisazione rappresentano dunque la posizione dello studio promotore del progetto. Il confronto con le osservazioni del comitato e la valutazione da parte degli enti coinvolti saranno centrali nel percorso relativo alla riconversione dell’impianto.